martedì 8 novembre 2016

CCRR Cardano al Campo e solidarietà con i bambini e le bambine di Hretan

Missione compiuta: 46 bambini e bambine di Hretan, cittadina a circa 10 km a nord di Aleppo, hanno iniziato l'anno scolastico con materiale scolastico acquistato grazie al contributo di loro coetanei di Cardano al Campo (VA).

Questo progetto – cui l'I.C. Maria Montessori di Cardano al Campo ha voluto dare un nome significativo: “Un bambino e una penna cambieranno il mondo” (da una frase di Malala) – ha avuto inizio alla fine di ottobre dell'anno scorso, con l'incontro di Yahyia Nana, responsabile dell'Ufficio Affari Esteri della provincia liberata di Aleppo, con la giunta comunale di Cardano al Campo. Yahyia aveva voluto incontrare amministratori locali della provincia di Varese e di Milano per raccontare la lotta del popolo siriano contro la dittatura e per chiedere sostegno rispetto ad alcuni bisogni molto sentiti nelle zone liberate: in particolare nei settori dell'educazione e dell'istruzione, della sanità e della protezione civile (famosi in tutto il mondo sono diventati i White Helmets, oggi candidati al premio Nobel per la pace per la loro opera di soccorso ai civili intrappolati nelle macerie degli edifici bombardati dal regime). Il sindaco, Angelo Bellora, nell'esprimere la solidarietà dell'amministrazione comunale e ricordando la lotta di liberazione italiana dalla dittatura fascista, esprimeva l'opzione dell'amministrazione comunale per il settore dell'educazione perché investimento sul futuro dei bambini di Siria. Da qui è partito il coinvolgimento del Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze che in un mercatino di Natale il 6 dicembre raccoglieva 663,80 euro vendendo oggetti artistici fatti da loro e dai loro nonni nel tempo libero.

Il 14 marzo – all'inizio del periodo di tregua - un collegamento skype dall'I.C. Maria Montessori permetteva a ragazzi italiani e ragazzi siriani di vedersi, salutarsi e sorridersi. I bambini e le bambine di due scuole di Hretan, ormai abbandonate perché bombardate, effettuavano la chiamata da un edificio diroccato e semidistrutto che era diventato la loro nuova scuola. La webcam ci ha permesso di vedere le pareti spoglie, scrostate, senza intonaco e segnate da crepe e umidità su cui campeggiavano un alfabetiere in arabo e uno in inglese.

Su un cartello appeso alla parete era scritto “Non vogliamo aiuti, rivogliamo la nostra scuola” (frase polemica con le Nazioni Unite e la comunità internazionale che cerca di fornire il materiale scolastico ma non riesce a impedire il bombardamento delle infrastrutture civili). Le finestre erano coperte da assi di legno a protezione dai bombardamenti – l'edificio non doveva essere individuato come scuola per non diventare target – o orbite vuote (le schegge di vetro sono pure un pericolo mortale). Fuori un cortile delimitato da mura di cinta anch'esse diroccate. Il preside e i tre giovani insegnanti che da quando è scoppiata la guerra non percepiscono più alcun compenso e lavorano come volontari hanno spiegato che la scuola inizia il 10 settembre e finisce a maggio. Le lezioni durano due ore al giorno, non necessariamente sempre negli stessi orari perché si devono incastrare tra un'ondata di bombardamenti e l'altra. Si insegna arabo, inglese e matematica. I bambini fanno anche chilometri a piedi sia all'andata che al ritorno accompagnati dai genitori per raggiungere la scuola ma non ci rinunciano, nonostante rischi e sacrifici, perché le famiglie danno una grandissima importanza alla scuola. Poi i ragazzi italiani e siriani sono sfilati pochi per volta davanti alla webcam per presentarsi, dire il proprio nome e salutarsi e porsi delle domande. 

Un coro festoso di “ciao” da Cardano ha rotto il ghiaccio e fatto dileguare la timidezza e bambini e bambine siriane si sono accalcati davanti alla webcam perché impazienti di salutare. Nonostante si trattasse di una scuola elementare, i ragazzini erano un po' più grandi di quello che avrebbero dovuto essere (tra i 10 e i 12 anni) perché tutti avevano perso almeno un anno di scuola per via della guerra. Una delle domande è stata: “Dove giocate?” la risposta è stata: “Negli scantinati e nelle cantine per via dei bombardamenti”. Alla fine del collegamento una ragazzina di Cardano è intervenuta per dire quanto fosse stupita e ammirata del fatto che i ragazzini siriani fossero così sorridenti nonostante la guerra, i bombardamenti, i rischi e le privazioni quotidiane. Un bambino siriano molto piccolo ha detto: “Rido di gioia perché sto parlando con altre persone nel mondo”. Una ragazzina, Fatima, ha preso la parola: “Noi sorridiamo nonostante tutto perché abbiamo voglia di imparare, di ridere, di andare avanti e siamo sicuri che lassù in cielo qualcuno c’è”. Una frase che ci ha commosso e che ricorda la frase di Anna Frank quando diceva di sentire avvicinarsi il rombo che avrebbe travolto anche lei ma che l'azzurro del cielo la induceva a credere nonostante tutto nell'intima bontà dell'uomo.

Durante l'estate si è concordato l'invio della somma di denaro – arrotondata a 800 euro grazie a un contributo del gruppo di Milano dell'Associazione per la pace – perché il consiglio municipale di Hretan preferiva poter disporre della somma per personalizzare gli acquisti di materiale scolastico in maniera mirata, bambino per bambino, venendo incontro a esigenze anche non strettamente scolastiche – per esempio di vestiario – ma sempre finalizzate a consentire la frequenza scolastica (scarpe per via di percorsi a piedi molto lunghi, grembiulini che non facessero vergognare i bambini dei loro vestiti). Ad ognuno dei bambini è stata data una piccola somma di 3 dollari e materiale scolastico (libri, quaderni, cancelleria, calcolatrici, zainetti) e non (caricabatterie per cellulari, giocattoli) per un valore variabile tra i 5 e i 47 dollari, privilegiando i bambini con maggiore disagio economico o che hanno perso i genitori per via della guerra. Ci è stato inviato un elenco dettagliato dei bambini e del valore degli acquisti fatti per ogni bambino. Sono stati beneficiati anche altri bambini non frequentanti la scuola di Al Meshkat ma temporaneamente sfollati da altre città.
Da Hretan giunge la proposta di rendere permanente il “gemellaggio” tra la scuola Al Meshkat e l'I.C. Maria Montessori di Cardano. Valuteremo come rendere possibile tutto ciò: nel frattempo la situazione è precipitata, gran parte della popolazione di Hretan è sfollata nella vicina città di Dart Ezza, a 30 km da Hretan, per l'intensificarsi dei bombardamenti delle ultime settimane e l'inizio dell'offensiva di terra del regime1, tranne pochi bambini le cui famiglie hanno cercato scampo ancor più lontano dall’epicentro degli attuali combattimenti, Aleppo.

Cercheremo di mantenere per quanto possibile i contatti con quei bambini – tre di loro sono stati feriti questa primavera ma fortunatamente in modo non grave e si sono ristabiliti in salute - e di dare seguito alla proposta della municipalità di Hretan per un “gemellaggio” permanente. Intanto proprio nei giorni scorsi la scuola Al Meshkat ha riaperto i battenti a Dart Ezza per consentire ai bambini di Hretan di non disperdersi e di affrontare insieme i giorni che verranno.

Ringraziamo il Consiglio comunale dei ragazzi e delle ragazze di Cardano al Campo, alunni, insegnanti, genitori, Dirigente scolastica dell'I.C. Maria Montessori e l'amministrazione comunale di Cardano per questo gesto di solidarietà che a Hretan ha riacceso la speranza.

Comitato di sostegno al popolo siriano - Milano

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Causale (importante!!!): SOS Siria

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1 Già a luglio Yahyia Nana, diventato da marzo presidente del Consiglio locale di Hretan (https://www.facebook.com/l.c.hretancity/?__mref=message_bubble) - denunciava più di 600 bombe quotidianamente sganciate sulla città, comprese bombe al fosforo e cluster bombs. Un rapporto di Human Rights Watch di fine luglio conferma questa testimonianza, in particolare per quanto riguarda le cluster bombs. Dei 47 attacchi con cluster bombs accertati nel periodo tra il 27 maggio e il 25 luglio sui 150 denunciati dalla Syria Civil Defense e dalle organizzazioni per i diritti umani ma non verificate da HRW per via dei bombardamenti e delle difficoltà di comunicazione, 4 erano localizzati a Hretan, il 27 maggio, il 30 maggio, il 14 giugno e il 1 luglio. Quest'ultimo attacco ha provocato una vittima, un bambino.

https://www.hrw.org/news/2016/07/28/russia/syria-widespread-new-cluster-munition-use

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